Cattolicesimo e/o democrazia?

Più di una volta mi sono sentito chiedere – e non a caso esistono numerose pubblicazioni sull’argomento – se l’islam sia compatibile con la democrazia. Una domanda legittima, ma un po’ astratta e quindi di difficile risposta, perché tutto sta nel definire islam e nel definire democrazia.
Al di là di quello che si potrebbe dire sull’argomento, la cosa che mi lascia perplesso è che spesso questa domanda emerge in conversazioni con persone di salda fede cattolica, persone che non metterebbero mai in dubbio la propria democraticità e allo stesso tempo la propria sottomissione (islam) al pensiero unico del loro pontefice, senza rendersi conto della palese contraddizione insita in questa posizione. Lasciamo dunque agli iraqeni o agli egiziani l’impresa concettuale di far sposare o divorziare islam e democrazia. La vera domanda che interessa a noi, cittadini di un paese come l’Italia, è se il cattolicesimo sia compatibile con la democrazia. Dopo un lungo battibecco con un amico cattolico, una sera mi sono sentito dire che, coerentemente alle sue credenze, lui non avrebbe mai potuto accettare e rispettare fino in fondo il mio pensiero, dal momento che, se dio c’è – e dio c’è! – c’è per lui ma c’è anche per me. Una conclusione piena di implicazioni importanti, soprattutto quando una maggioranza di cittadini votanti sono convinti che una serie di dogmi, superstizioni e credenze irrazionali nel sovrannaturale abbiano valore proprio in quanto veri per tutti universalmente (dove per universalmente si intende comunque solo l’Italia. Se il resto del mondo esiste davvero, sono tutti quanti evidentemente in errore).
Un paio di settimane fa ho poi avuto il piacere di partecipare ad un esilarante confronto tra un gruppo di integralisti cattolici e un gruppo di atei, nel contesto di un esperimento psico-linguistico ai fini di una tesi di laurea. Una serata ovviamente molto animata, forse viziata un po’ dal fatto che tra gli è atei è stato difficile trovare qualcuno che non fosse plurilaureato e tra gli integralisti qualcuno che avesse più delle scuole professionali (le statistiche non si smentiscono). Il dibattito ha prodotto un paio di delucidanti esempi del pensiero democratico dei cattolici. Di fronte al disagio di un ateo impossibilitato in Italia a far valere la propria libertà di scelta in materie quali contraccezione e morte dignitosa, più volte è stato ribadito e sottolineato senza ironia né vergogna che “Purtroppo per voi, la maggioranza siamo noi e a voi tocca adattarvi”, reiterandoci con entusiasmo l’invito ad emigrare verso i paesi che citavamo come esempi di democrazia più avanzata. A parte l’invito giustamente accolto e spesso applicato spontaneamente da tutti i cervelli in fuga, mi è sembrato di capire che nella mente di queste persone la democrazia sia concepita soltanto come un artifizio burocratico che, grazie ai numeri che sulla carta ancora li vedono fermamente in maggioranza, permette loro di attuare le loro agende ideologiche, in un mondo in cui (purtroppo per loro) il papa è re solo del vaticano e indirettamente dell’Italia. Sembra inconcepibile l’idea che chi non attibuisce valori di sacralità alla vita, chi vede nell’embrione un semplice grappolo di cellule o che non sottomette la propria sessualità al disegno di un essere superiore, debba essere libero, in uno stato democratico, di effettuare scelte che differiscono da quelle dettate dai loro dogmi. Nessuno di loro sembrava porsi l’interrogativo: a cosa serve vietare per legge l’aborto, i PACS, i contraccettivi? Se uno segue la superstizione cattolica non praticherà l’aborto, la sodomia, e farà sesso in un’ottica di apertura alla procreazione. Forse hanno paura di se stessi e ritengono che queste leggi servano a loro stessi per aiutarli a non cadere in tentazione? Forse sentirebbero ingiusto soffrire le conseguenze della loro ideologia, mentre chi ne è libero può godere sotto il loro naso di questi servizi dello stato? Oppure lo fanno proprio in virtù del fatto che se dio esiste esiste anche per gli atei, e quindi è giusto tentare di salvarci dalle fiamme dell’inferno anche contro la nostra volontà? (A quest’ultima domanda, un cattolico si è rifiutato di ammettere di considerarmi condannato alle fiamme, dicendo che non lui ma il signore soltanto avrebbe potuto convertirmi. Al massimo lui avrebbe potuto pregare per me. Peccato che già in questo pregare sia insita la considerazione che lui ha di me come persona imperfetta, incompleta, errante, e di conseguenza non altrettanto degna di lui). Qualunque sia la risposta, la cosa certa è che il loro operato politico non si svolge mai in quell’ottica di ampiamento sempre maggiore dei diritti alla persona che sta alla base ed è lo scopo vero di un regime democratico, ma sotto forma di veti e proibizioni irrazionali (tra l’altro basati ormai non più sulle scritture, a cui evidentemente non credono più abbastanza neanche loro, ma sempre più spesso su forzature filosofiche o pseudoscientifiche), che vanno ad intaccare la vita e  la libertà di tantissimi cittadini, per quanto minoranza. Ma provate a spiegare a quella gente che la democrazia serve anche, forse soprattutto, alla tutela delle minoranze! La loro idea di democrazia è che chi vince prende tutto. Se anche il compito della chiesa fosse quello di frenare il cambiamento sociale e scientifico, anche con le migliori intenzioni, ie di evitare che l’umanità compia passi falsi, 1) sbaglia mira grossolanamente, in quanto i problemi reali del paese e del mondo globalizzato sono ben altri, ma la sua storica connivenza con i poteri forti ovviamente le impedisce di denunciarlo, e 2) di certo non sarebbe necessario insistere così tanto a fare resistenza in Italia, paese che già di suo arriva sempre per ultimo e con grande fatica ai conseguimenti dell’Europa e del mondo più progredito.
I cattolici reclamano a gran voce il loro diritto di fare politica. Un diritto che gli è naturalmente garantito in un regime democratico. Il problema è che quando un cattolico fa politica tende a farlo in modo antidemocratico, perché ha per definizione qualche complicazione mentale in più rispetto ad un ateo nell’accettare e rispettare le altrui opinioni. Se a voce vi dirà di ritenervi suoi pari, dentro di sé non potrà mai pensarlo, perché il pieno rispetto è frutto di una relativizzazione che il pensiero universalistico non può accettare, pena la messa in crisi del proprio impianto ideologico, apostolico e romano. Non è quindi solo l’islam ad avere serie difficoltà a rapportarsi a questa strana forma di collaborazione umana che prescinde da interferenze divine nota come democrazia, e chi, ateo, vive in un paese con un debolissimo senso della laicità ne subisce tutte le conseguenze che sappiamo.
Sono poi stato criticato quella sera per aver etichettato il cattolicesimo come ideologia. Il mio criterio per stabilire cosa è ideologia e cosa no è semplicissimo: ogni volta che per salvaguardare un’astrazione, come il “sacro”, oppure “la vita”, si calpestano concretissime vite umane, individui!, e concretissimi diritti civili, si è in presenza di un’ideologia.

3 thoughts on “Cattolicesimo e/o democrazia?

  1. Marioque 3visan on said:

    A che val l’insegnamento se non c’è discernimento? Così si diceva una volta a chi non voleva capire le cose elementari…Coloro che hanno scagliato il “Sillabo” di Pio IX contro i valori moderni ora si spacciano per maestri delle idee che hanno prima drasticamente condannato.
    Però, scavando un pò sotto la robusta superfice della perenne ipocrisia, si scopre la solita ideologia intollerante propria di chi considera la verità, la propria verità, una sostanza, un feticcio ipostatico, un dato di fede indiscutibile quale dono speciale del loro dio a certi fortunati che sarebbero beati perchè crederebbero senza vedere.
    E questi ciechi beati, in condizioni propizie, tenderebbero ad ammazzare amorevolmente chi non ha ricevuto questo dono o ne ha ricevuto uno diverso da un altro dio.
    La storia delle tre cosiddette “Religioni del Libro” è una storia di comune sopraffazione violenta, sanguinaria o subdola a seconda delle circostanze. Al presente, in Italia, i cattolici sono nella seconda fase…privilegi, finanziamenti pubblici, complicità concordatarie addirittura più cospicue di quelle godute sotto il regime dell’Uomo della Provvidenza…nonostante formalmente non ci sia più una religione di Stato. Meditate gente, meditate !

  2. “a cosa serve vietare per legge l’aborto, i PACS, i contraccettivi? Se uno segue la superstizione cattolica non praticherà l’aborto, la sodomia, e farà sesso in un’ottica di apertura alla procreazione. Forse hanno paura di se stessi e ritengono che queste leggi servano a loro stessi per aiutarli a non cadere in tentazione? Forse sentirebbero ingiusto soffrire le conseguenze della loro ideologia, mentre chi ne è libero può godere sotto il loro naso di questi servizi dello stato? Oppure lo fanno proprio in virtù del fatto che se dio esiste esiste anche per gli atei, e quindi è giusto tentare di salvarci dalle fiamme dell’inferno anche contro la nostra volontà?”

    Hai detto bene, se uno è cattolico davvero non dovrebbe temere leggi che PERMETTONO e non OBBLIGANO l’aborto, l’eutanasia, etc…perchè la sua fede glielo impedirebbe. Il problema è che sono i primi a dubitare di sè stessi e degli altri, a mettere il naso nella vita privata delle persone – specialmente i preti che non ne hanno una! Io direi che tutte e tre le ipotesi sono giuste, soprattutto l’ultima, che vale in generale, cioè qualsiasi monoteista integralista (cioè il vero credente) non può nemmeno concepire che la sua religione sia una mera opzione come l’aderire a un partito o a una squadra di calcio, cioè che ce ne possa essere più di una o nessuna, perchè il riconoscerlo significherebbe riconoscerne la caratterstica di arbitrarietà e contingenza invece che di immanenza e trascendentalità universale…