Decadent Muse – Official Videoclip

Per festeggiare l’anteprima del nuovo videoclip Teleologia Promiscua, ospite al Festival del Cinema Gay e Lesbico di Torino, ho pensato di mettere online un precedente videoclip, uno dei miei preferiti e più riusciti. Si intitola Decadent Muse, e accompagna il brano Totgeschlagen Totgeschwiegen. E’ la prima volta che un mio video si allontana dai contenuti che hanno ispirato inizialmente la canzone, motivo per cui ho scelto un nuovo titolo per il cortometraggio. E’ anche il mio primo videoclip che non affronta tematiche LGBT.

To anticipate the premiere of my new videoclip/short film Teleologia Promiscua at the Turin Gay and Lesbian Film Festival, I decided to put online a previous videoclip, one of my favourite and most successful. It is called Decadent Muse, and it accompanies the track Totgeschlagen Totgeschwiegen. For the first time the story of the film departs from the themes that had originally inspired the song, and that’s why I chose a different title for the short. It’s also my first non-gay-themed video.

Le origini di Decadent Muse

Tra i vari tipi di rapporti umani, quello tra genitori e figli è di gran lunga quello che ho sempre trovato più psicologicamente disturbante. È un argomento su cui sono più volte tornato nella mia musica, e che ho deciso di affrontare, per certi aspetti, nel cortometraggio Decadent Muse che accompagna il brano Totgeschlagen Totgeschwiegen, dal mio secondo disco Prolegomeni. Mi trovo spesso a ripetere che solo alle persone migliori dovrebbe essere concesso di fare figli, dove con migliori intendo persone psicologicamente e finanziariamente stabili, possibilmente istruite, e dovutamente preparate ad affrontare consapevolmente l’impegno della genitorialità. Mi chiedo se non sarebbe opportuno sottoporre tutti gli aspiranti padri e madri allo stesso screening riservato a chi vuole adottare. Sarà anche un diritto umano fare figli, ma è un diritto che, a differenza di altri, ha delle ripercussioni totalizzanti, esclusiviste, sui diritti umani di una terza persona. Personalmente, non ho mai provato una particolare voglia di paternità e quindi non sono in grado di empatizzare fino in fondo con chi al contrario dice di considerarla la più alta realizzazione di sé e l’emozione più grande della vita, affermazioni che alle mie orecchie suonano comunque sinistramente egocentriche. Quello che posso provare io, al limite, è un certo trasporto all’idea di educare un’audience interamente aperta e che pende dalle mie labbra, un’attività che però non mi diletterebbe svolgere a tempo pieno e per lunghi anni. Sospetto fortemente anche che non sarei un buon padre, tanto per cominciare perché non sarei mai capace di provare gli stessi sentimenti e quindi di relazionarmi in modo uguale a un figlio o a una figlia. So anche che investirei molto di più su un figlio o una figlia che fosse mentalmente simile a me, e che non in grado di flettere le mie aspettative e adattarmi a conoscere i reali bisogni di chi fosse diverso da me, per garantirgli o garantirle la maggiore possibilità di essere felice, nel rispetto della sua unica personalità. È proprio questo l’aspetto che trovo più inquietante del rapporto genitori e figli, se si considera dalla prospettiva dei figli. Di fatto nasciamo all’interno di un regime dittatoriale, a cui siamo morbosamente legati da un amore vischioso, più forte di noi, per ragioni di sopravvivenza, un regime che nasce dall’egoistico altrui desiderio di dare un senso alla propria esistenza (nella migliore delle ipotesi), un regime che ha il potere pressoché assoluto ed esclusivo, dato che il ruolo della società è marginalizzato, o rimane sullo sfondo, rispetto a quello dei genitori, che hanno sempre l’ultima parola su tutto, e il buon senso delle leggi democratiche può subentrare soltanto in casi estremi. Un regime da cui dipendono le nostre speranze di stabilità mentale e felicità, marchiando a fuoco la nostra psiche per tutta la vita. È una lotteria, in cui possiamo solo sperare nella fortuna di nascere in un regime illuminato, che sappia realmente tener conto delle nostre personalità e fare in modo di valorizzarle, ricorrendo al supporto della comunità più ampia e mettendo da parte il più possibile le ideologie e le aspettative per fare in modo che l’educazione non si riduca a indottrinamento e imposizione di volontà e desideri più o meno apertamente espressi. Il video Decadent Muse, estremizza la mia visione della problematicità del rapporto genitori-figli, mostrando cosa succede quando attraverso l’inscindibile cordone ombelicale tra una madre e un figlio non scorrono educazione e supporto psicologico, ma i veleni dell’angoscia, di disagi e malesseri profondi, trasferendo inesorabilmente dolore, confusione, smarrimento e traumi da una generazione all’altra.

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One thought on “Decadent Muse – Official Videoclip

  1. E ‘ un’ analisi molto profonda che alle orecchie delle coppie straight che si completano nella genitorialieta’ potrebbe suonare assurda e sovversiva. C’e’ gente che mette al mondo figli e proietta su di loro tutte le loro aspettative. Mamma, papa’ mi dispiace aver deluso le vostre aspettative di vita ma io sono me stesso ed è opportuno che seguo la mia strada. Sono da solo a ricostruirmi dalle vostre ferite. Hanno mai chiesto I nostri genitori cosa ci renderebbe felici?

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