Perché Liberi di non credere?

La libertà uno ce l’ha dentro. Non si chiede a nessuno il permesso di avere delle convinzioni. Del resto non ho dubbi che le persone che privatamente non credono in dio, e/o nella religione, e/o nelle istituzioni religiose siano in realtà la stragrande maggioranza. Perché non c’è indottrinamento che ci possa forzare ad avere determinati pensieri nella testa, anche in contraddizione a ciò che ci piacerebbe pensare coscientemente. I pensieri semplicemente emergono in noi, così come sono, senza tener conto dei dogmi e dell’infallibilità dei pronunciamenti papali, e del nostro ardente desiderio di crederci. Quello che non si può fare, che spesso non vogliamo fare, e che di certo non siamo incoraggiati a fare, è dare libera espressione a questi pensieri, ascoltarli, svilupparli, portarli alle logiche conclusioni. Ogni giorno sento discorsi e vedo comportamenti assolutamente eretici da parte di chi afferma di credere. Vedo persone che vivono costantemente nella contraddizione, nella tensione tra ciò che da un lato li muove nella vita e dall’altro ciò in cui dicono di avere fede. Ma fermarsi, prendere onestamente atto delle proprie reali idee e affermarle, non si può. E’ un problema culturale, prima che politico, perché il criterio di giudizio con cui è valutata la moralità delle persone usa ancora oggi la “fede” come unità di misura. Finché mi autocertifico come credente, porto ufficialmente il marchio di persona morale. Non importa che io sia un mafioso o uno stupratore di bambini, avrò sempre una marcia in più rispetto a chi afferma apertamente il proprio ateismo. In questa prospettiva, la censura dell’incredulità da parte della maggioranza vociferante dei formalmente cattolici è una necessità. Accettare, tollerare e rispettare il punto di vista di atei, agnostici e razionalisti equivale ad ammettere che il monopolio della moralità non è della religione. Ma in questo caso, chi vorrebbe continuare a vivere nella contraddizione, nell’ipocrisia, nel tabù, e in ciò che in fondo si sa essere una menzogna? Se non servisse più dichiararsi credenti per sentirsi socialmente accettati, giudicati bene e magari premiati, quante persone in questo nuovo millennio continuerebbero a farlo? La politica non fa altro che portare nell’arena civica questa censura culturale. Se i programmi scolastici, la ricerca scientifica, la libertà di prendere decisioni individuali sull’inizio o la fine della vita, facessero capire al cittadino che un’alternativa al pensiero religioso è altrettanto accettabile e rispettabile, si verificherebbe un vero e proprio cambiamento di paradigma, che farebbe saltare gli intricati interessi economici e di potere che legano strettamente la chiesa e lo stato italiano. Per questo le pagine dei giornali e i programmi televisivi sono pieni di dibattiti sull’islam, sull’esoterismo, l’astrologia, la magia… Qualsiasi cosa, tranne gli argomenti del pensiero razionale. Quando si parla di atei, se ne parla in termini di persone “problematiche, in crisi, in ricerca”, insomma, come dei disturbati psichici. Intanto, le discussioni in parlamento hanno un registro più simile a quelle che si sentono in Kuwait o nello Yemen, che non nella UE. Quante volte si sente dire: “Eh, ma questo in Arabia Saudita non succederebbe mai”. Evidentemente il modello teocratico che qualcuno vuole imitare è quello.
La libertà di non credere ce l’abbiamo dentro. Ma non basta, non più. Vogliamo che sia riconosciuta e rappresentata, nelle leggi e nell’informazione. Sabato 19 settembre sarò a Roma, anche con la mia musica, per dire questo.

Precedente p[ i] at LIBERI DI NON CREDERE Successivo CERCASI

4 commenti su “Perché Liberi di non credere?

  1. Guido GIGLIO il said:

    per me che sono ateo sin da piccolo e considero schizzofrenici tutti quei sedicenti credenti i cui comportamenti sono ben lontani da un minimo di coerenza con la loro comclamata fede, tutto ciò che si va dicendo avverso dio, le religioni e i loro magnaccia (leggi preti, pope, guru, ayatollah e via elencando), è semplicemente pleonastico, e francamente dispero che l’avvenire riservi all’ ull’uomo un futuro di razonalità. Sarebbe così facile, oggi con le conoscenze scientifiche che abbiamo, ma anche senza, basterebbe far funzionare in libertà e con spregiudicatezza il proprio cervello, per rendersi conto della falsità, persino puerile, delle religioni e dei ragionamenti teologici. Dal dio serpente, al dio sole, a Giove, Cristo, Allah (e l’elenco potrebbe riempire tutte le pagine di un’enciclopedia), a quante baggianate hanno creduto, credono e crederanno gli uomini? Nei degli uomini, da perfetti iddioti, galleggia una solo convinzione: credete: credere a tutto, anche al dio scarafaggio, ma mai lasciarsi conquistare della più naturale riflessione mentale: l’ateismo

  2. Guido GIGLIO il said:

    nel commento precedente leggi: Nei cervelli degli uomini da perfetti iddioti, ecc.
    razionalità, anziché razonalità
    A CHE ORA IL 19 SETTEMBRE A PIAZZALE ANKARA? – Ultraottantottenne, cardiopatico, glicemic, insulino dipendente – Guido Giglio – San Benedeto del Tronto

  3. paolo il said:

    La manifestazione inizia alle 14.30 circa e andrà avanti più o meno fino alle 18.00, quando inizierà la musica.
    Grazie Guido, per il tuo commento. Stammi bene!

  4. Intanto devi accontentarti di questa approssimazione per religioni intendo tutto quanto ha a che fare con le credenze e pratiche religiose in cui tante persone si riconoscono oltre che naturalmente con le istituzioni storiche comunque strutturate istituite appositamente allo scopo di secolarizzare tali credenze rivendicandone la rappresentanza l esclusiva per cultura religiosa intendo ci che nelle convinzioni e nei comportamenti insomma per impropria che possa essere l identificazione nella cosiddetta mentalit di tante persone condizionato in modo determinante dagli stessi presupposti che hanno dato vita e forma alle religioni anche se tali persone non si riconoscono espressamente in nessuna di esse indipendentemente cio dalla loro appartenenza o meno ad una qualche religione positiva. E ci accade tanto pi quanto pi questa salvezza e proprio quando sembra di portata storica in grado di irrompere nella storia e di trasformarla dilegua all orizzonte diventa io dico per forza di cose prevalendo questa prospettiva sempre pi problematica.

I commenti sono chiusi.