Prolegomeni – Recensione di Stefano Marullo

Stefano_SQualcuno ha detto che i veri artisti non si accorgono della loro arte. Paolo Ferrarini, per esempio, non si è mai ritenuto un artista secondo i crismi dello show business, e questa consapevolezza gli ha  lasciato un margine esplorativo che gli ha consentito la realizzazione di un sound variegato e polifonico, gravido di un talento artistico oggettivamente palpabile. Un approccio alla musica sperimentale ed avanguardistica accompagnato dalla cura dei testi centellinati quanto a parole (con accenti finanche onomatopeici) e concetti svelati con cruda eleganza. Se i paragoni aiutano, vengono alla mente certe atmosfere degli Area e del primo Battiato. Prolegomeni ad ogni metafisica partorito dopo una lunga gestazione rispetto al primo lavoro, Paradigmi gnoseologici, è un prodotto sicuramente meno monolitico e più ardito, fatto di atmosfere rarefatte, affascinanti e talvolta inquietanti. Un concept album che spazia dall’ironia (Pet theory, Credo laico) al dramma (Pensieri di un ateo morente), che si snoda su momenti fortemente autobiografici (Coming out, Try) e conosce perfino ammiccamenti al rock più rude e al rumorismo, fino al librarsi di un vero e proprio gioiello come Teleologia promiscua che ricorda molto da vicino un capolavoro del precedente album come Est. Un cocktail musicale ben miscelato con sprazzi etnici mai sottesi e parti quasi ambient mai però ostentate ma concepite con la naturalezza di chi vuole comunicare il proprio mondo con le parole   più secrete, dando sintesi ad una poliedricità di spirito che rivela un anticonformismo creativo intrigante e versatile. L’aver preso a prestito una celebre opera di Kant non inclini a facili parallelismi. La filosofia di Ferrarini, se così si può chiamare, in questo disco non può che essere quella del disincanto verso ogni metafisica e dunque verso ogni etica che aleggia sugli individui senza coinvolgerli esistenzialmente. Un cammino irto di fronte all’oppio imperante delle soteriologie religiose e parareligiose. La coscienza della propria finitezza, l’orgoglio della propria limitata libertà entro l’angusta condizione umana, veicolati con splendida levità da Ferrarini nei suoi testi, sono solo… prolegomeni. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. La magia della musica rende meno aspro il cammino.

Stefano Marullo ha studiato teologia e filosofia ed è laureato in Storia. Collabora alla rivista L’Ateo ed è membro attivo dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti

 

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